ABSTRACT

A partire da sant’Agostino si è sempre parlato di peccato originale per indicare la fonte degli innumerevoli mali presenti nel mondo degli uomini. Ma poco si è cercato di capire. Per esempio non si è mai commentato sufficientemente il testo di Gesù: “Quando verrà lo Spirito Santo convincerà il mondo in quanto al peccato…” (Gv 16,7), che si riferisce certamente a ciò che Agostino ha chiamato peccato originale, come afferma san Giovanni Paolo II nell’Enciclica Dominum et vivificantem. Nel libro Liberare l’Amore. La comune idolatria, l’angoscia in agguato, la salvezza cristiana, studio a fondo una ipotesi di peccato originale: l’uomo non può vivere senza amore, perché creato ad immagine divina, frutto di un dono infinito di amore. Ma di fatto si trova sempre chiuso in un contesto significativo legato all’immagine sociale, nella “tribù” in cui ciascuno vive, anche se crede di essere un individualista. Invece di trovare la fonte dell’amore in Dio la cerca drammaticamente nel consenso delle “persone essenziali” che formano il legame di appartenenza più radicale. Pur di avere immagine ognuno è pronto ad ogni sacrificio, anche della vita, come le cronache di ogni giorno dimostrano ampiamente. Pur di avere consenso ci si identifica con le idee dominanti in un gruppo primario, convinti che siano le idee vincenti, le idee per salvare il mondo, anche in presenza di ideologie perverse, come il nazismo o il comunismo; si arriva a perpetrare crimini orrendi sicuri di essere dalla parte del giusto, come succede ai terroristi, agli aguzzini, ai perversi di tutti i tipi. Oppure il consenso porta a fare grandi imprese, anche valide.

Dio conta con il consenso identitario in una appartenenza umana, ma come conseguenza del suo amore per ciascuno. La persona si definisce come unicità libera e come comunione di amore: essere-per-sé, essere-per-gli altri. Ma se si perde la fonte divina dell’amore, l’appartenenza si chiude nella “tribù”. Le prestazioni che ci garantiscono il consenso degli altri si caricano di assoluto e diventano idoli. I più classici, da Adamo ed Eva, sono il lavoro per l’uomo e l’uomo e i figli per la donna. Ma poi si possono dare altre prestazioni, soprattutto oggi per la donna, che scavalcano quelle più comuni. Le prestazioni fanno dipendere dal successo o dall’insuccesso; dai paragoni; dalle lotte di potere. In ogni “tribù” c’è sempre conflittualità, più o meno accentuata, con maldicenze, calunnie, invidie o cadute nella depressione o nell’ansia. Il peccato originale entra realmente in tutti i mali. Dato che il bisogno di consenso identitario in un gruppo primario fa capo al genoma, come si dimostra anche studiando gli animali che sempre hanno un branco, si può intuire perché il peccato originale si trasmette a tutti gli uomini. L’animale è sempre uguale, mentre l’uomo nella sua capacità di scelta, che fa capo allo spirito, può diversificare l’appartenenza di fondo, ma non ne può fare a meno. Questa affermazione sul peccato originale non è tra quelle che comunemente si cerca di indicare come malizia di fondo del cuore umano, anche se non è possibile escluderla. Nel libro Liberare l’amore riporto, a pagina 27, le varie ipotesi di interpretazione del peccato originale nel cuore degli uomini. Sono solo ipotesi, come la mia; ognuno può farsene un’idea.

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Peccato originale

Studio a fondo il peccato originale nel libro Liberare l’Amore, che parte proprio dal compito dello Spirito Santo di convincere il mondo in quanto al peccato. Per i peccati al plurale non c’è bisogno dello Spirito Santo per convincerci: un furto, un omicidio, ecc, li sappiamo riconoscere con la coscienza e il senso comune. Gesù si riferisce al peccato al singolare, al peccato antico. Giovanni Paolo II lo fa notare nell’Enciclica Dominum et vivificantem. Per uno sguardo più rapido sulla presenza sempre operante del peccato originale, come capovolgimento di amore, riporto alcune pagine del libro Nuova evangelizzazione e comunione primaria in parrocchia:

Riprendo dal mio libro Saper di Amore. Distinguere nel cristianesimo fede da religione, Ed. Ares, Milano 2013, alcuni paragrafi sul peccato originale, con pochi adattamenti. Per capire la profondità del bisogno di amore è indispensabile vederne in controluce la deformazione. Occorre cogliere la presenza di una distorsione profonda, peccato originale, che confonde proprio il bisogno di assoluto che vi è nel cuore umano. Confonde, non elimina. Se non si apre a Dio l’uomo si attesta sempre su un valore idolatrico che lo unisce ad altri uomini (anche quelli che si dichiarano atei) in una configurazione religioso-idolatrica. L’uomo è religioso per natura e pertanto, nel peccato, cerca amore non più da Dio ma dagli uomini che lo circondano, in un consesso sociale che offre senso alla vita, importanza presso altri. Benedetto XVI parlava molto di relativismo e di mancanza di verità; ma a volte parlava di «dittatura del relativismo»; ora, una dittatura implica un legame sociale forte, dove il relativista cerca di imporre il suo credo. Come dire che il relativismo in realtà non esiste, ma è una bandiera che copre la ricerca spasmodica di potere, di autoaffermazione, ma presso gli altri, in modo «religioso»! Quando uno ha un’idea, anche quella che afferma il relativista, si ritrova un vero potere su altri uomini, carico di assoluto. Non accetta contraddizioni e se prevale culturalmente diventa dittatura per chi subisce quel potere culturale. Chi segue il relativista entra in quella «chiesa» e le idee che li uniscono sono accettate in modo dogmatico, esattamente come per il fondamentalismo religioso: nessuno può dire che i terroristi islamici sono costretti a fare quello che fanno, eppure fanno cose aberranti sotto un’egida religiosa. Lo stesso accade a chi non si apre alla rivelazione dell’amore, anche se con contenuti più gentili. È molto facile scoprire i loro riti, le loro prediche, i loro dogmi, i loro comandamenti morali, le loro chiese di riunione… I più rigidi dogmatici sono quelli che negano nel modo più assoluto (dogmatico!) la possibilità dell’esistenza di qualche dogma come espressione di qualche verità oggettiva, definita per il bene comune e la comprensione reciproca. Oggi pullulano le censure dei relativisti, dei movimenti omosessuali, degli ecologisti ideologici, ecc. Non è una questione di ragione, ma di cuore. È fondamentale capire che la religiosità è di tutti, anche se si cristallizza in mille forme distinte. Come diceva Chesterton, «non credono in Dio e diventano creduloni», ricorrendo a fattucchiere, oroscopi, new age, santoni di tutti i generi1.

Il bisogno di amore, capovolto nel peccato, porta alla ricerca continua, minuziosa, sotterranea o esplosiva, di potere interno al gruppo, di successo, di vittoria nel confronto. René Girard2 lo chiama il principio mimetico, che mimetizza ciascuno nelle immagini apprezzate dentro la propria tribù, pur nei modi più impensabili. Ma proprio da lì nascono le conflittualità interne alla tribù, a tutti i livelli, che la religione cerca di attutire con capri espiatori e sacrifici liturgici. Nel cromosoma c’è il bisogno di riconoscimento e in questo bisogno si annida il peccato originale, e pertanto è da lì che si trasmette. Il peccato, di cui solo lo Spirito Santo può convincerci (cfr Gv 16, 8-9) e che pertanto non è da confondersi con i peccati al plurale, infrazioni alla legge ed ai comandamenti (Giovanni Paolo II nella Dominum et vivificantem, lo chiama mysterium iniquitatis che sale da profondità abissali: profunditas est homo et cor eius abyssum, Sal 63, 7. Che non sia un discorso pessimistico per Giovanni Paolo II lo si capisce dal fatto che il mysterium pietatis è molto più grande del mysterium iniquitatis3), è proprio abbarbicato sul fatto che cerchiamo amore infinito dagli uomini escludendo Dio, anche se formalmente ci si ritrova in un gruppo religioso, con il bisogno costante di misurare il grado di riconoscimento degli altri4. Gesù spiega che lo Spirito ci convincerà di peccato “perché non credono in me”, non credono nel suo amore in modo sufficiente per colmare il cuore assetato di amore. È talmente radicato il bisogno di essere riconosciuti che alla minima diminuzione di potere interno si cercano capri espiatori, accuse, giustificazioni, alleanze o altro: lotta di potere. Se però l’insuccesso è irrimediabile allora si ha angoscia, depressione, smarrimento dell’io, perché nessuno può dare identità al proprio io senza un riconoscimento di altri. Spesso si scatenano guerre all’esterno che uniscono il clan contro il nemico, ricompattandolo internamente. Conseguenza del peccato originale, facile da rilevare, sono le guerre di religione (più o meno tutte), dove ogni gruppo primario consistente a livello di popolo può giustificare una guerra contro altri popoli, contro altri gruppi primari. Più difficile da capire dentro le famiglie, dove il bisogno di immagine carica di assoluto le prestazioni differenti secondo i ruoli rendendole idolatriche; certe cose che per la moglie sono montagne, cariche di assoluto, per il marito sono sassolini, e viceversa.

Non è difficile vedere proprio in questo bisogno di amore, di tribù, di legame significativo forte (che è del tutto naturale ad ogni uomo), il luogo dove si annida con prepotenza il peccato originale, che porta a cercare solo dagli uomini un amore infinito che ha Dio come fonte. Se vogliamo aiutare Gesù a salvare il mondo con il suo amore, è di fondamentale importanza approfondire i condizionamenti radicali dell’amore, che riescono a capovolgerlo senza che se ne possa fare a meno. Nel passato si parlava di amare Dio (primo comandamento) dando per scontato il dono che rende valido e operabile quel comandamento; oggi si parla molto di più di Dio Padre, e del suo amore gratuito, di misericordia, di dono, che dovrebbe far sorgere la nostra risposta entusiasta e il primo comandamento dell’amore; tuttavia si può constatare che in realtà non dà molti frutti. Ciò è dovuto al fatto che non si è convinti di peccato, del peccato al singolare che spinge l’uomo dal di dentro ad ambire amore dagli uomini, in modo anche spasmodico, fino a dar la vita per qualunque ideale professato in una cerchia esistenziale. Se si capisse bene questo condizionamento sarebbe più facile comprendere la bellezza di un amore più grande che ci libera dalla schiavitù di dipendere dal giudizio degli altri, dai nostri successi o insuccessi.

Parlare dei peccati e dei mali del mondo può portare al pessimismo, senza costrutto, ma lasciarsi convincere dallo Spirito Santo di come siamo peccatori porta ad una grande libertà e gioia, perché ci si apre all’azione della grazia e all’infinita misericordia divina5.

Un giovane più che scegliere si «ritrova scelto» in un gruppo che diventa vitale, primario (rispetto ad altri rapporti secondari, come la scuola o altro). In quel gruppo arriva a giocarsi la vita (non altrimenti si spiegano i kamikaze, la droga e altre aberrazioni o tanti slanci generosissimi). In questo senso il fatto che trovi un gruppo cattolico è di assoluta grazia, di assoluta importanza. Oggi il mondo si riempie di sette, di gruppi spiritualistici, ecc., anche perché troppo spesso le parrocchie non sono state sufficientemente coagulanti. E difatti, con le realtà carismatiche della Chiesa vediamo che migliaia di giovani sanno giocarsi la vita per Cristo. Si tarda a vedere la differenza tra comunione primaria in un gruppo carismatico e secondaria in tante parrocchie; a volte succede perché si fa leva su qualche difetto di chi frequenta un gruppo carismatico, oppure perché si confonde la fede con la religione in modo da accontentarsi di questa. Certamente non basta appartenere ad una comunione primaria per santificarsi, perché ancora alla ricerca di immagine davanti agli uomini. Ma questo non deve gettare pessimismo sulle comunità cristiane, perché solo con una comunione primaria con connotati carismatici, anche se vissuta ancora a livello socio-religioso, si può istradare il cuore verso l’incontro vivo con Cristo. Intanto è fondamentale capire che tutti abbiamo un legame primario che condiziona la mente e le scelte, ed è anche urgente capire come proporre una comunione cristiana radicale in modo da favorire una scelta cosciente e libera.

Nel configurarsi delle varie comunità ne succedono di tutti i colori. Si danno insieme amore e peccato originale. Si stabiliscono sottili (e inconsapevoli) lotte di potere, anche sul positivo. Il cuore si pone mille domande nascoste, con sensibilità estrema: posso reggere il confronto? Godo della stima dei capi? Ho delle prestazioni sufficientemente valutate dentro la mia casa? E loro necessitano delle mie attenzioni e dei miei sacrifici? Soprattutto i capi intermedi sono sottoposti a tensioni delicatissime: devono rispondere ai capi superiori. Altrimenti come si spiegano i nazisti e i comunisti? Ma anche nelle comunità cristiane i capi intermedi sono sottoposti a tensioni di cui non conoscono la genesi profonda. Nell’esercizio della cura pastorale si insinuano profonde inautenticità di cui non si è consapevoli. Solo chi veramente si santifica acquisisce una autenticità che permette di mettere le persone al di sopra di tutti i dinamismi di potere interni al gruppo. Per dinamismi di potere non intendo intenzioni coscienti di aumentare il proprio potere, ma metto tutti i timori nascosti di essere giudicati, di sbagliare, di reggere il confronto. Ciò si dà in tutti, dal primo all’ultimo ed è curato solo dalla santità donata dallo Spirito Santo. E si dà spesso l’idolatria opposta: vedendo stridenze nei capi sorgono i contestatori, che accusano, erigendosi a paladini del vero cristianesimo. Ma ciò divide e tutto ciò che divide viene dal demonio! Solo i santi sanno superare le incomprensioni dei capi senza creare divisione, lasciando operare lo Spirito Santo che unisce i cuori e le lingue oltre le secche dell’idolatria propria del peccato originale. Questo spiega perché, pur essendo creati nell’amore, ad immagine e somiglianza di Dio, pur avendo una natura buona, con le sue valenze di libertà, di unicità personale, di socialità feconda, di amicizia, di laboriosità, di fatto ciò si riesce a leggere solo con fatica, nei mille capovolgimenti dell’ignoranza, del sospetto, della paura, della presunzione, dell’amor proprio (l’espressione dice che si tratta di amore capovolto, che è ciò che caratterizza il peccato), ecc.

Il «con-senso» è molto potente, è un bisogno intrinseco, che risale alla nostra natura ad immagine divina, creata nell’amore. È la radice dello spirito di corpo presente in tutti, anche se spesso in modi quasi invisibili, ma fortissimi comunque. Vale il proverbio napoletano: «Si può anche vivere senza sapere perché si vive, ma non si può vivere senza sapere per chi si vive», solo che questo proverbio ha una profondità abissale che non viene colta dalla sapienza popolare. E neppure le varie teorie psicologiche o sociologiche, o le attuali osservazione sul «branco» dei giovani, penetrano la profondità «divina» del bisogno congenito di amore che è in tutti noi. Il senso della vita è sempre un con-senso, un senso insieme ad altri. Il male prende radici nel gruppo primario e condiziona il pensare e i comportamenti morali. Si arriva a spiegare qualsiasi crimine, che in genere non appare tale a chi lo commette. Come dice Fëdor Dostoevskij: «C’è un vuoto nell’uomo della dimensione di Dio». Tra i cristiani, in genere, il consenso interno alla propria comunità è molto più forte della fede genuina in Gesù (che invece prevale nei santi), e questo porta anche al Cristo lacerato dalla divisione della Chiesa; e ognuno è convinto che la colpa sia delle altre confessioni cristiane6. La partita della vita si gioca tutta qui: sul bene e sul male dell’amore. Ogni confronto con altra religione, con ideologie, col mondo moderno e con le chiese protestanti o con le sette, va fatto a partire da qui!

Ugualmente si deve scomodare il consenso se si vuole capire meglio il senso della sofferenza e come Dio ci vuole salvare attraverso di essa. Si parla sempre più di sofferenza, specie quella dei bambini, per porre ombre addirittura sull’esistenza di Dio. Le risposte, anche dei teologi, spesso sono poco convincenti; si invoca il mistero; si parla giustamente di Gesù che si fa carico delle nostre sofferenze sulla Croce. Ma alla gente poco soddisfa. Soddisfarebbe di più e si aprirebbe una via poderosa alla salvezza che ci procura Gesù Cristo se si ponesse correttamente la questione dell’amore, della sua forza, e del suo incurvarsi sul consenso del proprio gruppo esistenziale. Per quel consenso non si misurano le fatiche e anche le sofferenze, fino alla tortura e alla morte, subita o inflitta al nemico. Occorre aprire gli occhi sul fatto che tutti, per «amore», sono pronti a qualunque sofferenza. Allora sì che si può capire come Gesù ci salva, con un amore più grande, il suo! Tanta gente anche sincera dubita della fede, ma se fossero convinti di peccato, in controluce all’amore, allora tutto si illuminerebbe a giorno, in piena armonia7.

Religione e idolatria si possono rilevare con la ragione; non hanno contenuti soprannaturali di cui solo la fede possa illuminarci. L’accenno all’idolatria non dovrebbe creare problemi a nessuno, neppure agli atei, perché non si può negare il disagio del cuore umano e dei rapporti umani, ad iniziare dall’interno della famiglia per arrivare alle guerre. Si possono usare altre categorie, ma nessuno può evitare il tema dell’inautenticità e del bisogno di salvezza, e cioè di miglioramento della condizione umana. Gli atei naturalmente non penseranno alla religione come cammino di salvezza, però invocheranno altri messianesimi o altre ricette. Il mondo da sempre è afflitto da divisioni profonde dovute all’assolutizzazione di qualche aspetto della realtà che assoluto non è: solo la persona ad immagine divina merita rispetto assoluto! Se metti l’assoluto sulla verità, fai il fondamentalista; se lo metti sulla giustizia compirai i crimini comunisti; se lo metti sulla libertà farai cadere ogni vincolo di amore; se lo metti sull’economia farai mille aberrazioni e soprusi sull’uomo, se lo metti sulla morale farai il moralista insopportabile, se lo metti sulla felicità favorirai l’egoismo presente in tutti. Solo l’amore merita di essere assolutizzato, senza rischi: e con l’amore l’assoluto della persona, ma in relazione, in comunione, nella verità della persona e dei suoi amori o relazioni. Dato il rovesciamento del cuore nel peccato originale (cor incurvatum), con la strumentalizzazione degli altri al proprio potere di immagine, solo l’amore innocente di Cristo può salvare il cuore degli uomini e i loro rapporti all’interno e all’esterno della propria religione.

L’analisi sul peccato da noi fatta nel libro Liberare l’Amore è di fondamentale importanza per tutte le tematiche dell’uomo e per tutti i risvolti della vita. In modo particolare si articola con le immense possibilità della ragione sapienziale che si addentra nel mondo dello spirito umano e della somiglianza divina in cui siamo creati. Il gioco di sapienza, sacralità, trascendenza, e peccato dà luogo alle più svariate forme di religiosità, di ideologie, di misticismo, come la storia dell’umanità mette in mostra. Ma non bisogna lasciarsi ingannare: non c’è una specie di evoluzione che va affinando la religione fino ad arrivare al cristianesimo. Una certa evoluzione dai primitivi al Lógos esiste, ma più che un evolversi del pensiero occorre cogliere il gioco del consenso, che aggruma popoli diversi con dogmatiche diverse. Certamente un’idea nuova ha più forza per creare lo statu nascenti, da cui facilmente nascono nuove religioni o ideologie, ma non per una continua evoluzione culturale, ma per una serie di concause molto diverse tra loro. Si notano molte regressioni; per esempio basti pensare alla regressione del vissuto spirituale dei nazisti rispetto ai buddisti, che vengono da lontana antichità. Ogni comunità si ritrova in un paradigma religioso o ideologico, che dà la «certezza» di vivere in piena verità a differenza di tutti gli altri. Ogni paradigma accentua o ignora elementi del sacro, del mýthos e del Lógos, comprendendo in quest’ultimo ogni risvolto filosofico con cui gli uomini hanno creduto di poter prescindere dalla religione. Evidentemente, al generarsi di un nuovo paradigma, c’è un coagulo vincente di idee che si pone come nuovo, con elementi che lasciano alle spalle «i primitivi» e le credenze più rozze, ma non è per nulla detto che sia una evoluzione positiva. Diversa è la storia della Rivelazione nel popolo ebraico e nel cristianesimo. Anche qui non è certo evoluzione, ma progressivo sviluppo della storia della salvezza, secondo un disegno divino, nascosto nei secoli come dice san Paolo, ma ben presente nella sua pienezza nel cuore di Dio.

Oggi è facile leggere di diagnosi sociologiche sulle tendenze dei giovani, come se ci fosse un percorso consequenziale da riconoscere e accettare così com’è. In realtà nascono tante mode o pensieri dovute alla facilità con cui un gruppo di giovani può coagularsi con vincolo primario nuovo, ma con contenuti spesso banali.

1 Oltre a quanto studiato nel libro Liberare l’Amore, cfr. pp. 55-56, che riporta anche lo studio importante di Max Scheler sull’idolatria religiosa presente negli atei, si può leggere con molto profitto il libro di F. Agnoli, Perché non possiamo essere atei, Ed. Piemme, dove si studiano gli aspetti «religiosi» molto evidenti degli evoluzionisti materialisti e degli scientisti. Interessante è anche l’articolo di Julien Ries, Gli avatar contemporanei del sacro, riportato nel 3° volume dell’Opera omnia di Ries: L’uomo religioso e la sua esperienza del sacro, Jaca Book, Milano 2007, pp. 173-183.

2 In molti modi le analisi di René Girard possono illuminare quanto studiamo su quello che qui chiamo il consenso identitario nell’ambito di un gruppo primario. Ma ci sono venature negative che vengono riprese e corrette egregiamente da Giuseppe Fornari, soprattutto nel libro Da Dionisio a Cristo, delle edizioni Marietti.

3 Il mysterium pietatis corrisponde al secondo convincimento dello Spirito: “di giustizia”, che non si riferisce certo alla giustiza come virtù cardinale, di cui siamo convinti anche senza Spirito Santo. È la nuova giustizia che ha abbagliato Lutero, e che descrivo ampiamente nel libro Liberare l’Amore. Se ne può vedere un riassunto nell’altro mio libro Saper di Amore, dove studio la necessaria connessione dei tre convincimenti dello Spirito Santo. Non si può capire il peccato al singolare se non in controluce ad un amore nuovo, che corrisponde al “convincimento di giustizia”, ma che si rende visibile nel comandamento nuovo, che è l’oggetto vero del “convincimento di giudizio”.

4 Questa affermazione sul peccato originale non è tra quelle che comunemente si cerca di indicare come malizia di fondo del cuore umano, anche se non è possibile escluderla. Io ho studiato a fondo questo tema nel libro Liberare l’amore. Lì riporto, a pagina 27, le varie ipotesi su come funziona il peccato originale nel cuore degli uomini. Sono solo ipotesi, come la mia; ognuno può farsene un’idea.

5 Non finisco di stupirmi di come gli infiniti studi sulla Scrittura non abbiamo mai messo a fuoco il compito dello Spirito Santo per come ce lo presenta Gesù. Dopo averci detto che senza Spirito Santo non possiamo penetrare la verità del Vangelo, Gesù in un solo momento ci indica il contenuto della rivelazione che lo Spirito opererà: “quando sarà venuto convincerà il mondo in quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio” (Gv 16,8). Nel libro Saper di Amore spiego perché preferisco la dicitura “convincerà” all’ultima traduzione della C.E.I. “dimostrerà la colpa del mondo”. Eppure in quelle tre parole c’è il contenuto profondo del Vangelo. Tutto il mio libro Liberare l’Amore è su questi tre convincimenti e sulla spiegazione piuttosto criptica che ne dà Gesù. Le tre parole certamente non infiammano e la spiegazione di Gesù lascia piuttosto ottusi, ma nascondono le profondità del dono che libera l’uomo nell’abisso del suo cuore.

6 Il tema ecumenico deve prendere coscienza di questa radice profonda e inconscia di divisioni.

7 Dopo i primi viaggi in Messico e altre nazioni, nel novembre del 1979, Giovanni Paolo II fece un viaggio in Turchia. Già Alì Agcha aveva proclamato che avrebbe ucciso il Papa, come due anni dopo dimostrò di fatto. Prima che arrivasse il Papa lo misero in carcere. Ma, mentre il Papa era ancora lì, dei complici lo fecero evadere. Una giornalista spagnola chiedeva al Papa: Santità, sapendo che chi ha minacciato di ucciderla è a piede libero, non ha paura? E Il Papa: se uno ha un amore grande, più grande del pericolo, non ha paura. Gesù è l’amore più grande che libera il vero credente da ogni paura, anche se non toglie malattie e dolori.