La fortuna più grande

«Con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio» (Lc 6, 38). Gesù ci indica la strada del cielo: se misuriamo le persone intorno a noi con la misericordia e non con le loro azioni, anche Dio ci misurerà con la sua misericordia infinita e celestiale, e non con le nostre ben misere azioni. Il Vangelo è l’annuncio del trionfo della misericordia di Dio, che si rivela come Padre, che ama tanto gli uomini da mandare il Figlio (cfr Gv 3, 16). La sua è misericordia di padre che dona gratuitamente la sua vita agli uomini che si uniscono al Figlio. Ci è dato vivere da figli. L’uomo non è Dio a se stesso, non è padrone della propria vita, come la modernità e il mondo han voluto farci credere. L’uomo è dipendente. Ma da figlio, nell’amore, in libertà, non da servo sottomesso. Il figlio deve essere grato del dono gratuito (4° comandamento del Decalogo) e a sua volta deve trasmettere dono: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8). Siamo nel cuore del Vangelo: la misericordia del Padre per il peccatore che ci rende capaci di essere misericordiosi.

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Opzione Benedetto

È uscito nel 2016 il libro di Rod Dreher, The Benedict Option, che ha acceso un grosso dibattito tra cattolici conservatori e liberal negli Stati Uniti. Vede l’unica possibilità di vivere il vangelo in comunità ben identificate, sull’esempio di san Benedetto. Lo spunto lo diede anni fa la lettura di una affermazione di Ratzinger. Dice infatti Rod Dreher: «Tutto cominciò nel 1969, quando il teologo Joseph Ratzinger così parlò: “Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica. A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico, ma la Chiesa della fede”».

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Indice di “Laicità e Cristianesimo”

I N T R O D U Z I O N E 3

Storia della salvezza e filosofia della storia 3

Primato dell’amore e condizionamento della ragione 8

Confusioni sul fine ultimo 10

Un punto cruciale 13

La forza di san Giovanni Paolo II 17

CAPITOLO I – I TERMINI DEL PROBLEMA 22

Di fronte alla separazione tra fede e cultura 22

Sguardo storico sul rapporto natura-grazia 24

Breve quadro contemporaneo 27

Acquisizioni irrinunciabili 33

Debolezza culturale 34

Indicazioni sulla cultura 39

Riflessività sul condizionamento di fondo della cultura 42

Nuova evangelizzazione e laicità 52

Le due ali: distinzione e sposabilità tra i contenuti sapienziali e teologici 55

Sapienza 64

Oblio della laicità 73

Laicità, stato laico, legge naturale 85

Come intendere l’”umanesimo cristiano” e la dottrina sociale della Chiesa 92

Una finalità di carattere ultimo 97

Precisazioni terminologiche 112

A che serve?” 115

Sinteticità o sintetismo? 116

Un confronto chiarificatore 118

CAPITOLO ii – ELEMENTI NUOVI PER IL DIBATTITO 123

L’atto di essere relazionale 123

La donalità dell’essere: il trascendentale rimasto occulto 133

Relazione trascendentale 141

Definizione di persona 142

Unità e molteplicità del reale 145

Senso comune 146

La presenza del peccato 147

Sull’esistenza di Dio 159

Antropologia sponsale 165

Le nozze soprannaturali 171

Cristocentrismo e analogia cristica 173

Distinguere religione e fede nel cristianesimo 179

CAPITOLO III – NATURA E GRAZIA 183

Il desiderio naturale di vedere Dio 183

Potenza obbedienziale specifica 190

Il desiderio di Dio nell’esame fenomenologico del cuore umano 193

In che modo la presenza del soprannaturale è graduale 194

Gratuità 195

San Tommaso e la finalità ultima 198

Trascendenza naturale 199

L’idolatria confonde tutto 204

L’anima 205

Libertà 206

Amore naturale per Dio 207

Dialogo interreligioso 208

CAPITOLO IV – LA SFIDA DEL POST-MODERNO 211

Filosofia della storia e crescita di civiltà 213

Filosofia della storia 218

Fede e cultura in Italia 224

Fare cultura 228

Conclusioni 233

Laicità e Cristianesimo

Presentazione

Il libro, elaborato fin dagli anni di studio a Pamplona, si propone di rivisitare il rapporto grazia-natura, che sottostà a tutti i problemi culturali ed ecclesiali dell’Occidente. Ciò che interessa è poter fondare metafisicamente una filosofia della storia che sostanzi la laicità che presieda all’azione dei cristiani nel mondo. C’è molta confusione e soprattutto c’è assenza quasi totale dei cristiani nella vita pubblica. Maritain fu l’unico ad elaborare una filosofia della storia che diede slancio e forza a tanti cristiani che si impegnarono per decenni nel governo della cosa pubblica. Da Agostino ad Hegel e Marx si è fatta teologia della storia, naturalmente immanentizzata dagli ultimi due. Il marxismo è un messianesimo immanente più che una vera filosofia della storia, ed è diventato ideologia sostitutiva della religione. La svolta neofideista presa dalla teologia dopo il Concilio Vaticano II ha spazzato via l’apporto mariteniano, credendo di risolvere sinteticamente il mondo e la fede in Cristo. I cristiani troppo facilmente puntano solo alla religione e alla fede, o all’assistenza caritativa, lasciando i problemi civili a partiti e ideologie che si disinteressano della dimensione trascendente. Spiritualismo, clericalismo, neomonachesimo, confessionalismo sono tendenze molto presenti tra i cattolici. Manca molto una elaborazione culturale continua che permetta di non andare sempre a rimorchio di ideologie per affrontare i problemi che la storia genera.

Spiritualità di comunione

Gesù sapeva che le sue parole e le sue opere non bastavano a redimere il mondo. La sua più grande fatica fu di mettere insieme 12 apostoli in condivisione di vita. Sapeva pure che non bastava quell’aderire “primario” degli apostoli, e che occorreva una nuova comunione operata dallo Spirito Santo. Difatti, gli apostoli, che erano sinceramente disposti a dare la vita per Gesù, non assimilavano i suoi insegnamenti nella misura che si discostavano dalla tradizione ebraica. Per tre anni insegnò loro con tutti i mezzi pedagogici a non ambire al primo posto, e l’ultima ora passata insieme sorse ancora una disputa tra gli apostoli su chi di loro fosse il primo (cfr Lc 22,24). Per gli ebrei il messia doveva governare il popolo, come re, e avrebbe dovuto avere un primo ministro. Gesù sapeva che solo lo Spirito Santo, elevando i cuori ad una nuova appartenenza (il suo Regno), avrebbe cambiato il modo di pensare e di agire dei suoi discepoli. Lo si vede con chiarezza anche nella confessione di Pietro, quando afferma che Gesù è il santo di Dio e riceve le chiavi del Regno da parte di Gesù. Ma subito dopo Gesù dice che dovrà essere mandato a morte dai capi e Pietro si ribella: era ancora ben lontano dal capire chi era Gesù, il suo cuore “apparteneva” ancora al popolo ebraico e al “recinto ermeneutico” proprio degli ebrei.

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Verbum spirans Amorem

Tra tutte le parole di Gesù alcune si caricano di particolare enfasi: quando rivela Dio come Padre misericordioso e quando ci parla del comandamento nuovo. Il Vangelo non si intrattiene su ipotesi, sentimenti o spiegazioni. Occorre trovare le sfumature in qualche parola, in qualche insistenza, in qualche circostanza particolare. Quando Gesù annunzia a Nicodemo: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da mandare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16), quel “tanto” indica enfasi. O quando dice: «Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati» (Mt 10,30) certamente c’è enfasi. Più ancora nelle ultime parole della grande rivelazione dell’ultima cena, rivolto direttamente al Padre: «Ho fatto conoscere loro il tuo nome, e lo farò conoscere (enfasi), perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,26). O quando sembra adombrarsi con il giovane ricco che lo apostrofa: “maestro buono”: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo» (Lc 18,19) risponde con molta enfasi.

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