Lettera a Papa Francesco

Bologna 1 agosto 2016

Carissimo Papa Francesco,

con filiale devozione mi permetto di farle arrivare un suggerimento per il suo alto ministero.

Ascoltando il suo bel discorso ai giovani nella veglia della GMG, pensavo che le belle esortazioni sarebbero rimaste in linea di massima sterili. Dopo tante GMG entusiasmanti il secolarismo tra i giovani (i millennials) è aumentato notevolmente. Ci vuol poco a rendersi conto che le esortazioni hanno efficacia in parte solo tra coloro che hanno preso sul serio la vita cristiana in un cammino di santità. Certamente nella GMG un terzo circa dei giovani appartiene a qualche movimento, e per loro diventa una bella carica. Per gli altri sono giorni di entusiasmo collettivo e poi la vita continua più o meno uguale, con una appartenenza che non arriva neppure al socio-sacrale, e con tanto di segni secolaristici come la sessualità libera.

Penso che ci volevano alla fine parole simili a queste:

ed ora tornate alle vostre case e impegnatevi a seguire Cristo in un cammino con carisma di Pentecoste, con sequela reale di Cristo, in comunione primaria con i fratelli. Da soli non si può vivere la sequela di Cristo e tanto meno aspirare col desiderio sincero alla santità cristiana come dono gratuito dello Spirito Santo. Nei movimenti o in parrocchia, ovunque tre o più cristiani vogliono svegliarsi e vivere il Vangelo occorre un minimo di istituzione e molto carisma: comandamento nuovo, vita interiore, urgenza apostolica. Nei modi più vari e più diversi, ma sempre con un incontro settimanale riservato a chi vuol vivere il Vangelo senza sconti, con preghiera personale (orazione, salmi, rosario, o altro) con un ritiro mensile e uno più consistente all’anno. Con un camposcuola o simili nell’estate. Con incarichi apostolici, culturali o di assistenza. In piena unità. Dove i pastori riducono al minimo l’istituzione per favorire la comunione. Dovete chiedere ai vostri vescovi e sacerdoti che siano a servizio della vostra santità e carità, e del vostro apostolato, in unità di intenti. Dovete farvi seguaci di Cristo tutto intero; dite loro che non vi bastano certi programmi di pastorale giovanile in cui si sorvola su varie esigenze cristiane per paura di perdervi. Lì per lì aggregano qualche giovane, ma poi ci si stufa. Un Cristo a metà non serve a nulla, esattamente come sposarsi a metà, calcolando.

Un appello simile avrebbe fatto riflettere sul tipo di appartenenza alla Chiesa. Ci sono molti modi di appartenere, ma solo quello della “misura alta” incarna il Vangelo. E non è l’esortazione che porta a vivere il Vangelo, ma l’appartenenza carismatica primaria. E i vescovi si sarebbero sentiti interpellati proprio dai giovani, capendo che l’istituzione deve essere sempre a servizio della comunione. Sarebbe stata una scossa realmente riformatrice della Chiesa.

La nuova evangelizzazione ha bisogno di innumerevoli nuclei di comunione carismatica primaria in espansione. Non c’è altro modo di cambiare l’andamento della Chiesa circondata dal secolarismo. Tutte le esortazioni, i documenti del magistero, le catechesi, le attenzioni ai bisognosi, i convegni o i libri, ecc, non frenano l’avanzata del secolarismo, che si avvale di reti di consenso sempre più agguerrite contro la fede. I fondatori, ma anche gli ideologi, i terroristi o le comunità evangeliche o le mille sette dimostrano la grande sequela che hanno coloro che sanno proporre una comunione primaria. Ma naturalmente solo a livello alto, di Pentecoste, si può parlare di Vangelo. La Novo millennio ineunte di san Giovanni Paolo II presenta un programma pastorale chiaro: chiamata universale alla santità e spiritualità di comunione. Ciò che rende sterile anche questo stupendo documento del magistero è la mancanza dell’atto generazionale, della proposta concreta che offre un cammino di santità. Occorre partire insieme ad altri, con chiarezza, libertà, e scelta senza sconti. L’amore non chiede sconti. Il Vangelo è bellissimo e anche facile ma solo per chi lo sposa, chi lo vuole tutto (come dono di grazia, non certo per presunzione elittaria), e ciò si può dare solo in comunione con altri. Per secoli la scelta di un vangelo vivo era legata ai voti religiosi. Ora i movimenti hanno dimostrato che la scelta è legata al battesimo pur che sia in comunione primaria. Occorre che la chiesa istituzionale si ponga a servizio della comunione carismatica, che sorgano in ogni parrocchia nuclei di comunione carismatica, cammini di santità, cristiani che si amano con un cuore solo e un’anima sola. Non è difficile, occorre solo capire. Non si tratta di escludere nessuno: le parrocchie saranno sempre aperte a tutti, sia nel servizio liturgico, nella catechesi o nell’assistenza. Ma non si deve abbassare il Vangelo a livello di religiosità comune a tutti gli uomini. Deve essere possibile scegliere di seguire Cristo, con altri che contano su di me e io su di loro, in piena unità di intenti, spirituali e apostolici, con vita di famiglia superiore alla famiglia naturale, tra l’altro per poter vivere il matrimonio come sacramento del Regno.

Maggiori spiegazioni le ho scritte in due libretti: Nuova evangelizzazione e comunione primaria in parrocchia. E Comunione carismatica in parrocchia, delle Edizioni Cantagalli.

Con piena unità filiale prego per le Sue intenzioni

Don Ugo Borghello

Via Sant’Isaia 79

40123 BOLOGNA

Cellulare 3406053843

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