Comunione carismatica primaria

Riprendo un testo già riportato, dal libro Il male più grande:

Si deve capire il comune problema dell’appartenenza primaria altrimenti è troppo facile cadere nel male più grande: non favorire l’appartenenza carismatica, unico modo di lasciare agire la misericordia di Dio che ci ama infinitamente e ci unisce nel suo Regno, assaporando la salvezza già nei nostri giorni terreni e favorendo il vero bene di tutti. Solo una evangelizzazione capillare in questo senso, per formare innumerevoli nuclei di comunione in Cristo, può portare a superare le divisioni, le guerre, e tutte le lotte quotidiane sul lavoro o in famiglia. Ciò è promesso nelle profezie e bisogna crederci. È possibile estendere la pace che Cristo ci ha guadagnati. San Paolo dice che Gesù è venuto ad abbattere il muro che c’è tra gli ebrei e i gentili (cfr Ef 2, 14). Di fatto si vive ancora così poco Vangelo che il muro ora è diventato alto e di cemento armato. Il senso è meraviglioso: c’è un’appartenenza nuova e superiore per il cuore umano, in Cristo e tra gli uomini, nella nuova ed eterna Alleanza: un nuovo popolo, il popolo di Dio! Ognuno manterrà la propria lingua (la propria cultura, le proprie tradizioni compatibili con l’eucarestia), ma innalzati ad una comunione nuova che armonizza tutte le diversità senza uniformare, nell’unione dei cuori e non nella formalità giuridica.

Il Vangelo è bellissimo e anche facile, se sposato col cuore, nella sequela di Cristo. Occorre parlare sempr del Vangelo per quello che è e non per alcuni comportamenti e cerimonie. Si parla molto di Gesù come incontro fondamentale, nella scoperta della misericordia divina. Ma non si lega operativamente la scelta di Cristo con una sequela reale, un camminare con altri in comunione primaria carismatica. Bisogna testimoniare serenamente il Vangelo come vita nuova in Cristo con un legame forte di fraternità. L’annuncio, il kerigma, comprende la CHIAMATA (il battesimo è sempre vocazionale) alla SEQUELA (che deve essere reale in un cammino di santità), in COMUNIONE primaria con i fratelli e con un MANDATO MISSIONARIO.

Per camminare realmente occorre CONCRETIZZAZIONE della vita interiore, della comumione e della missione: vuol dire vedersi ogni settimana, orazione ( prima del rosario o Lodi…), prendersi carico della parrocchia o di ambiente. Con castità prematrimoniale (incanto) SENZA SCONTI

Riporto dal libro Nuova evangelizzazione e comunione primaria in parrochia

Troppi cristiani, interpretando il Vangelo con prospettiva solo di religione, lo vedono difficile; si sentono incapaci: lo scoraggiamento uccide più della sensualità. Nei nostri tempi questi cristiani sono sempre più deboli e scoraggiati, o dimentichi di ogni compito evangelizzatore. Il Vangelo diventa “facile” quando lo si prende tutto, con libertà, con gioia di vivere con Cristo: è per i peccatori! Il Vangelo diventa un’avventura, un amore che ci rende beati anche nell’afflizione, innamorati nonostante tutte le nostre miserie, amici pur nelle più impensabili diversità. Però il senso dell’avventura lo si ha solo se ci si incontra in un gruppo primario carismatico1. Il secolarismo si è avvalso dello sgretolamento della tradizione cristiana in tanti gruppi primari. Lo si può vincere solo con tanti gruppi primari cattolici, capaci di attraversare il deserto del secolarismo con le sue “sirene”, le idolatrie della tecnica o il miraggio delle ricchezze. I benedettini attraversarono il deserto dei barbari, per molti secoli. Un legame primario attraversa tutto, come lo si vede al negativo con le perversioni cui giungono terroristi o gruppi demagogici, fino a sopportare torture e morte. Abbiamo assistito negli ultimi 50 anni a cambi di civiltà che neppure la Rivoluzione francese ha provocato: le masse rimanevano nella tradizione. Oggi non possiamo resistere in “ridotti” cattolici, parrocchie che curano i riti per quei pochi che ancora li vogliono, finché il deserto non li invaderà. Oggi in Europa siamo in minoranza e pertanto occorre porsi come i primi cristiani di fronte ad un mondo pagano che non poteva capirli. Ma loro offrivano comunità primarie! È l’unico modo di proporre una nuova evangelizzazione, pur di capire quanto detto sul bisogno di sanare anche la cultura con una sapienza che recupera il bene della religiosità umana.

I gruppi carismatici che sono fioriti nel secolo XX dimostrano come una comunione primaria attraversa ogni ostacolo, vince il secolarismo, fa vivere la castità prematrimoniale e quella nella famiglia, con gioia e fecondità di figli e di vocazioni al celibato, rende apostolici, ecc. Basti pensare alla differenza enorme tra le famiglie appartenenti a cammini carismatici (compresi tanti esempi in parrocchia) rispetto a quelle che si sposano in chiesa ma solo per tradizione religiosa. Queste si separano al 40% come chi si sposa in comune, e altrettante stanno male anche se non si separano, quelle sono fedeli al 98% circa, visto che qualche caso di patologia ci può sempre essere. Queste hanno un figlio, o nessuno, o al massimo due, con maternità spesso rovesciata e senza dono gratuito della vita (pur senza giudicare dall’esterno, mai!), quelle tendono ad avere molti figli. Basta riflettere un poco su questi dati per capire la differenza enorme tra chi vive il Vangelo in comunione primaria e chi si accontenta della religione presente nel cristianesimo. Ecco la nuova evangelizzazione! Tutti gli altri sforzi pastorali, pur pieni di buona volontà, rimangono sterili. Dovrebbe essere chiaro, per esempio, che il sacramento del matrimonio si può vivere solo in un gruppo primario carismatico: nel Regno e per il Regno, luogo di santità e di evangelizzazione. E i numeri riportati lo dimostrano, con tutta la loro efficacia. Con ciò non dico certo di negare il sacramento a chi di fatto non vive in comunione primaria, ma perlomeno avere le idee chiare. Il sacramento del matrimonio non è per rendere marito e moglie, che risponde invece al matrimonio “del principio”, come lo definisce Gesù, valido davanti a Dio per tutti gli uomini e tutte le religioni. Il matrimonio diventa sacramento nella misura che lo si vive nel Regno, per santificarsi e per evangelizzare. Se il Regno non prende il cuore più del matrimonio questo non esplica le grazie sacramentali.

(…)Ripeto: ai pastori è dato innanzitutto il compito di suscitare in ogni parrocchia nuclei di comunione, composti da persone disposte a vivere secondo il Vangelo, senza impegni formali diversi da quelli del battesimo, ma senza sconti2. Questo permette a tutti i fedeli di porsi di fronte ad una scelta. Molti non capiranno e le porte della chiesa saranno sempre aperte, ma si vedrà che ci sono fedeli che non si accontentano della pratica religiosa, ma cercano Gesù come scelta di vita. Di quella comunione, e dei suoi momenti di incontro, potrà partecipare solo chi la sceglie senza patteggiamenti, chi è disposto a fare del Vangelo il libro di riferimento3. Non sarà un gruppo chiuso, ma un gruppo di innamorati. Se un ragazzo si innamora, non sarebbe giusto lasciare il suo amore per non essere diverso dai sui amici non ancora innamorati. Così è per chi vuole un amore vero in Cristo. E non vale accogliere curiosi o chi vuole provare: l’amore non si prova, si sceglie. In nessun gruppo primario sociale di fatto non si chiedono sconti e così i cristiani non devono chiedere sconti al Vangelo, perché vorrebbe dire che non è una scelta primaria e che non lo hanno colto come dono inaudito. Comunità pertanto carismatiche, basate sulla sequela di Gesù e sul vincolo del comandamento nuovo. Il carisma sarà di cuori che amano talmente ogni loro simile da immedesimarsi con i suoi problemi traendo letture divine, esplosive, dall’inverare la carità nella storia e non solo dalla lettura attenta e fedele della Scrittura o del messaggio formale del Fondatore.

Si tratta di dirlo con semplicità ai fedeli: chi vuole vivere nel Vangelo deve scegliere Gesù in comunione con altri. Non si tratta di imitare questo o quel movimento, ma di presentare con semplicità la scelta di Cristo, in comunione. Gli statuti, come ho già detto, sono le parole del Vangelo, continuamente lette, cui ricorrere con la gioia di sapere che è un dono disponibile per tutti, gratuitamente. Il Vangelo non è come il Corano, da leggersi per metterlo in pratica con i nostri sforzi. Il Vangelo è molto superiore alla nostra pratica, ma se lo leggo in comunione con i fratelli e pieno di fiducia nella forza stessa della Parola, lo lascio entrare e mi cambia il cuore con tutti i suoi desideri. Il primato, dicevamo, va al comandamento nuovo. Il cibo che alimenta l’Amore e la comunione con i fratelli è l’Eucarestia. Allora diventerà operante il Concilio Vaticano II, con la spiritualità di comunione tanto amata da Giovanni Paolo II.

Si può riflettere sulla visibilità della discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, proprio come nascita di una nuova comunione, soprannaturale, nella fede viva del Cristo risorto, con tutto il fervore soggettivo e comunitario dello statu nascenti. Quando un giovane (ma succede anche ai meno giovani) si sente accolto da un gruppo primario (del sabato sera o ideologico, per esempio), vive momenti di entusiasmo, di vera passione. Se diventa scout diventa subito libero di impegnarsi in prestazioni che mai i suoi genitori sarebbero riusciti ad inculcare, nonostante il loro affetto, con l’educazione ai doveri. Le capacità che emergono con la conversione ad una comunione primaria sono frutto di passione, di libertà interiore. Ogni appartenenza ha un a legge scritta nel cuore. Ciò avviene a prescindere della bontà dei contenuti che si trovano in quel gruppo. Quando si tratta di una comunione cristiana carismatica si può praticamente toccare con mano la “potenza” dello Spirito, che cambia la vita in meglio e fa scaturire una libertà molto più ricca. In tale clima sarebbe molto più facile spiegare l’azione dello Spirito Santo, in potenza. E anche spiegare la “legge dello Spirito” iscritta nei nostri cuori, secondo la grande profezia di Geremia e di Ezechiele. Certamente rimarrebbero problemi di autenticità soprannaturale, visto che già umanamente il cuore umano si esalta nello statu nascenti e rende disponibili con la vita. Ma non c’è altra via per dare spazio allo Spirito Santo per “ammaestrarci” dal di dentro, per cambiare il nostro cuore di pietra in cuore di carne.

1 Qualcuno potrebbe dirmi di tanti santi che a prima vista non avevano un gruppo primario, ma vivevano isolati in preghiera. Ma sarebbe un’obbiezione superficiale: nessuno più degli eremiti ha avuto un cuore legato alla Chiesa e alla chiesa locale. La comunione primaria può prendere forme diversissime e spesso non apparenti, ma c’è sempre, in tutti, anche se quasi sempre fuori dalla Chiesa.

2 Parlando al Consiglio del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZDK), sabato 24 settembre 2012, a Friburgo, Benedetto XVI ha messo in risalto la crisi di fede che si nasconde anche dietro la grande organizzazione della Chiesa tedesca. E concludeva: «Siamo chiamati a cercare nuove vie dell’evangelizzazione. Una di queste vie potrebbe essere costituita dalle piccole comunità, dove si vivono amicizie, che sono approfondite nella frequente adorazione comunitaria di Dio». È indicazione preziosa per tutti. Piccole comunità vitali, pur che siano primarie, e innestate nella comunione parrocchiale e diocesana.

3 Che si penserebbe di un magistrato che appena sa che esiste il codice civile, senza mai consultarlo? Il Vangelo dovrebbe essere più importante e più consultato del Codice!

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