Temi di fondo

Il materiale del sito merita una inquadratura che riveli un pensiero globale, coerente con l’ortodossia cattolica, che può procurare un notevole arricchimento della vita dei cristiani e una risposta efficace alle problematiche della cultura che ci circonda.

L’originalità del mio apporto parte da due premesse fondamentali: il rinnovo della metafisica a partire dall’atto di essere relazionale e la radicalità del tema dell’amore che condiziona in modo “religioso” il pensare e l’agire di tutti gli uomini, credenti o non credenti in Dio (leggi “Il consenso identitario in una appartenenza primaria“) , con luci nuove sulla presenza del peccato originale che chiude i legami di appartenenza sociale in modo idolatrico e settario. Occorre una notevole riflessività per cogliere la profondità del condizionamento dell’amore e del suo rovesciamento col peccato originale, per entrare nei problemi dei rapporti sociali ed ecclesiali. (Approfondisci).

Su questa base si può sviluppare una filosofia della storia sostenuta e orientata dal fine ultimo naturale, ormai del tutto negato dai teologi, ma recuperabile –necessariamente- in modo nuovo rispetto al passato della scolastica essenzialista.

La filosofia della storia è fondamentale per unire le forze umane a favore dello sviluppo della civiltà secondo l’immagine divina in cui siamo stati creati. Da sant’Agostino si è fatta molto saltuariamente una teologia della storia. Anche le filosofie della storia di Hegel, Marx o altri in realtà sono rovesciamenti della storia sacra, messianesimi secolarizzati. Solo Maritain (Vedi in Filosofia della Storia e crescita di civiltà) ha fatto una filosofia della storia che ha retto l’agire dei cristiani nel mondo per vari decenni, per finire nell’ostracismo di una teologia postconciliare che nega il fine ultimo naturale. Il risultato è la quasi totale assenza di un contributo cristiano nella politica e nella cultura, nell’informazione e nella scuola, salvo alcuni temi sulla vita visti dalla prospettiva della morale.

Ciò è sempre stato trascurato. I cristiani hanno innestato la storia sotto la spinta della carità, rompendo schemi sacri e politici statici. Ma poi hanno lasciato la storia in mano a tutte le ideologie che si sono susseguite, puntando praticamente solo sull’appartenenza religiosa. Il Vangelo vivo da secoli era relegato nei conventi, con poche e sporadiche eccezioni di gente santa tra il popolo. La Chiesa istituzionale ha sempre predicato i contenuti di fede, ma di fatto ha sempre proposto una pratica religiosa che non conosceva il vero afflato del Vangelo  (Approfondisci), possibile solo con un comandamento nuovo che unisce i cuori in cammini di santità, da una parte, e dall’altra tale pratica non comprendeva il dovere laicale di essere cittadini esemplari e attivi nella costruzione della civiltà, secondo sapienza, anima della filosofia della storia. Semmai la gerarchia interveniva per motivi morali, spesso però in modo clericale o confessionale.

Ancora oggi si pensa ai laici come cristiani, chiamati a prendere parte attiva alla missione della Chiesa, ma non si pensa al cristiano come laico che ha un compito nativo divino di portare a compimento la dimensione creata, in comunione con tutti gli uomini.

Il compito laicale, che immerge pienamente nei problemi del mondo, richiede santità di vita, per vincere le chiusure e le confusione del peccato. Ma la santità di vita richiede cammini di santità (leggere anche qui, qui e qui), che per secoli li si è trovati con i voti religiosi, non tanto legati al battesimo quanto alla professione religiosa. Oggi, tante realtà carismatiche dimostrano che il battesimo incorpora a Cristo e alla Chiesa in modo primario, tale cioè da convertire il cuore dalle appartenenze primarie di vario genere religioso, ideologico o di politically correct, che tiene chiusi in reti culturali tali da rendere inefficace ogni esortazione che non sia preceduta da una appartenenza ecclesiale valida. Ma la massa dei credenti non ha una appartenenza primaria carismatica.

La nuova evangelizzazione può passare soltanto attraverso miriadi di nuclei di comunione primaria carismatica,  in ogni parrocchia e ovunque tre o più cattolici si ritrovano nella fede. Tutto ciò è ancora da capire, soprattutto per quanto riguarda il modo concreto di ottenere una appartenenza primaria carismatica. Ci riescono i fondatori, ma a livello socio-sacrale ottengono appartenenza primaria anche gli ideologi, le comunità evangeliche e tutte le sette, fino ai kamikaze terroristi mentre i pastori della Chiesa istituzionale esortano e catechizzano, ma nella stragrande maggioranza non sanno cosa vuol dire un kerigma coinvolgente, che oltre ad annunziare il Cristo risorto ottenga una cambio di appartenenza profonda del cuore, nel Regno, e cioè in comunione carismatica primaria. In modo particolare occorre capire questo per i giovani, come ho avuto modo di scrivere a Papa Francesco.

Per un compito laicale, inoltre, occorre che l’appartenenza carismatica primaria, necessaria per vivere nel Vangelo, stimoli il compito dei fedeli laici in quanto laici, a sanare le realtà culturali e sociali in cui tutti gli uomini vivono. Occorre rivedere il rapporto natura-grazia, per sviluppare una efficacia presenza laicale, a sostegno della società civile, della famiglia, del lavoro onesto, dell’educazione, dell’arte dello spettacolo, ecc. In genere le realtà carismatiche sono di tipo più spiritualista o neomonacale, con poca attenzione al compito laicale nativo. C’è sempre lo scoglio del confessionalismo per i laici che si impegnano nell’agone pubblico, o. peggio ancora, del clericalismo. Importante è l’apporto di san Josemaría Escrivá e dell’Opus Dei da lui fondata, con possibilità di estendere più capillarmente la chiamata universale alla santità con vera mentalità laicale.

Per rivedere il rapporto natura-grazia occorre ripercorrere il lungo itinerario storico che ha visto varie impostazioni. La più importante è quella di san Tommaso, che però ha lasciato sospese alcune problematiche di fondo. Importante quella del desiderio naturale di vedere Dio sicuti est che ha fatto consumare fiumi di inchiostro. Il Concilio Vaticano II ha pensato di sorvolare sulle polemiche che accompagnavano questo tema unendo Creazione e Alleanza in Cristo. Non c’è alcun dubbio su questo, ma si deve fare una distinzione decisiva: il mondo e l’umanità è stato creato con la causa formale dell’umanità di Gesù di Nazaret, figlio di Maria, perfetto uomo. L’Alleanza, nella Redenzione, ha per causa formale il Risorto, nuovo uomo, con nuova creazione, ontologica!). C’è una analogia cristica.

Una metafisica rinnovata e un approfondimento sul rapporto natura-grazia permettono una chiara distinzione (che non è separazione) tra religione e fede (rimando al capitolo dedicato a questo tema nel libro Saper di Amore, anche in formato ebook. Tutto il capitolo III, di 170 pagine è dedicato a questo tema, ne riporto qui un pezzo)

La fede nell’amore (“La mia fede è nel Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato la sua vita per me”, di san Paolo) richiede il dono soprannaturale, ontologico (battesimo e sacramenti) e gnoseologico (doni dello Spirito Santo), e la si può constatare solo se si rende visibile il comandamento nuovo, non solo come io-tu, ma come carta costituzionale del Regno di Cristo: come un nuovo “noi”, che deve essere comunione primaria carismatica (operata cioè dallo Spirito Santo): “da questo si riconoscerà che siete miei discepoli”. Non basta la fede “informante”, quella del catechismo, per dire di vivere nel Vangelo. Il demonio conosce benissimo il Catechismo della Chiesa Cattolica, ma non gli serve per santificarsi. Purtroppo ci si è accontentati di poca religione per il Popolo di Dio, relegando il Vangelo nelle mura dei monasteri e conventi, con tanto di voti religiosi. Questi sono mirabili, un vero tesoro per la Chiesa, ma non sono l’unico cammino di santità. Oggi ci sono realtà carismatiche che partono dal battesimo. Occorre capire il modo, anche facile per porre ogni cristiano di fronte alla sequela di Cristo in un cammino di comunione primaria carismatica. Solo così si può affrontare il secolarismo e la sanatio culturae propria della laicità.

Il rinnovo della metafisica con un nuovo arché, l’atto di essere relazionale, permette di penetrare nel cuore della relazionalità ontologica, del “noi” costitutivo non solo della Trinità, ma della vita umana, Questa si gioca sempre in una relazione primaria, in tribù e villaggi, partiti e chiese, sette e branchi giovanili. Solo prendendo coscienza di un “noi” che è più grande della somma degli “io” che lo compongono si può entrare nel cuore della famiglia, dell’amore umano, dei rapporti sociali vitali, della religione. Da qui l’interesse per la famiglia e l’amore umano che mi ha accompagnato in parallelo agli studi sul consenso identitario in una appartenenza primaria.